Conservazione delle aole
Quando la distribuzione non poteva coprire i mercati. 
Le
varietà ittiche del lago di Garda comprendono pesci pregiati come il carpione o le trote lacustri, e pesciolini più umili come le alborelle o le alose. La maggior parte della popolazione chiaramente si nutriva grazie a questi ultimi, perché le altre specie erano riservate a nobili e borghesia. Gli uomini e le donne restavano tutti in trepidante attesa della primavera, periodo in cui alborelle e alose, spinte da impulso amoroso si lanciavano alla conquista del mare, riempiendo così i fondali del lago. I pescatori si attrezzavano con pesanti reti che permettevano di catturarne un gran numero.
Ora una di questo tipo di reti: il remac, si trova esposta nel
Museo del Castello Scaligero nella Sala degli Antichi Originali. Essa era utilizzata in particolare per la
pesca delle alose (sardene in dialetto), mentre per le alborelle (aole in dialetto) veniva utilizzata la sua versione più piccola, chiamata remattino.
In altri periodo dell’anno la pesca non era sempre proficua, così divenne fondamentale la conservazione di questi prodotti, in modo da poterne beneficiare anche durante l’inverno. Il metodo più diffuso era quello della salagione.

I dati a disposizione ci dicono che all’inizio del secolo scorso erano quasi 1000 q. a essere conservati con questo sistema, peraltro abbastanza semplice. Altri metodi erano il sott’olio oppure la seccagione, oppure
secche in sisam (metodo di cottura che permetteva di conservare le pietanze per alcuni giorni, nato per i pescatori che dovevano spesso star fuori casa per qualche giorno). Ultimamente le aole stanno scomparendo, sembra a causa di una malattia che ne ostacola la respirazione. Ad esse si stanno quindi sostituendo le sardene, che vengono conservate con i metodi sopra descritti, inizialmente riservati alle aole.